In sintesi
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Il petrolio è costituito da una miscela di sostanze (idrocarburi) composte per lo più da idrogeno e carbonio. Secondo la tesi più diffusa, il petrolio si è formato in epoche preistoriche a seguito della trasformazione dei residui di piante e animali che, dopo la morte, si depositarono sul fondo del mare mescolandosi a fango e sabbia e formando successivi strati di sedimento marino. Con il passare dei millenni, il calore e la pressione hanno trasformato tali i residui in un liquido denso e oleoso.
Il petrolio è sempre legato alla presenza di sedimenti marini, ragione per cui la ricerca di giacimenti avviene in zone che in passato erano ricoperte dal mare. In genere, lo si trova raccolto in sacche di roccia impermeabile che possono assumere varie forme l’anticlinale, formato da strati di roccia di forma arcuata, che costituisce la maggior parte dei campi petroliferi del mondo;
la faglia, costituita da una frattura degli strati rocciosi, che porta uno strato impermeabile a imprigionare un altro strato contenente petrolio; la trappola stratigrafica dove, tra strati inclinati di roccia, è racchiuso il petrolio.
Poiché i giacimenti si trovano nel sottosuolo, sono impiegati diversi sistemi di ricerca per individuarli con precisione prima di scavare i pozzi. Ogni sistema di esplorazione può essere utilizzato insieme ad altri, in modo da fornire il maggior numero di informazioni sulla composizione del sottosuolo.
Esplorazione sismica. Si attua mediante l’esplosione di cariche poste nel sotto- suolo. Le onde d’urto colpiscono gli strati di roccia e rimbalzano in superficie, dove sono registrate da sismografi che misurano le vibrazioni del terreno. Il tempo impiegato dalle onde sismiche indica la natura della roccia, la profondità e la possibile presenza del petrolio.
Esplorazione magnetica. È basata sulla diversa quantità di ferro contenuto nelle rocce. Le rocce sedimentarie nelle quali si trova il petrolio contengono meno ferro e pertanto presentano un minor grado di magnetismo. Questo può essere rilevato con strumenti (magnetometri) che, trasportati mediante aero- plani, permettono di esplorare vaste zone.
Esplorazione sottomarina. La ricerca si effettua con metodi simili a quelli usati sulla terraferma. Particolarmente usato è il sistema sismico realizzato da due battelli: uno fa esplodere le cariche, l’altro registra le onde di ritorno con speciali sismografi.
Quando la zona del giacimento petrolifero è individuata, si esegue la trivellazione. Per prima cosa si costruisce una torre in traliccio di acciaio per sostenere le aste a sezione quadrata alla cui estremità si trova lo scalpello che scava nel terreno. Le aste sono fatte ruotare da un motore e, a mano a mano che lo scalpello penetra nel terreno, si aggiungono nuovi elementi, fino a ottenere una lunga sequenza di aste unite tra loro. Per facilitare la fuoriuscita del materiale di scavo, all’interno delle aste si pompa un fango molto fluido che scende fino al fondo dello scavo e risale all’esterno dell’asta trascinando in superficie la terra. L’estrazione del petrolio avviene quando la trivellazione raggiunge il giacimento. Il petrolio, per effetto della pressione a cui è sottoposto, risale lungo il pozzo e affiora con violenza in superficie. Per tale ragione, occorre predisporre un sistema di tubi e valvole di regolazione che permettano al pozzo di fornire il petrolio con un flusso continuo e costante e con pressione non troppo elevata La perforazione dei giacimenti sottomarini avviene sistemando tutte le apparecchiature su piattaforme galleggianti, ancorate cioè al fondo, oppure appoggiate sul fondo per mezzo di strutture metalliche (nel caso in cui le profondità non superino alcune decine di metri)